Il rapporto tra l’Occidente e il Sud del mondo ha da sempre sostenuto politiche, sia in ambito culturale che sociale, che tutelassero rapporti di forza precostituiti, relegando il Terzo Mondo al ruolo di oggetto di studio così come di conquista.
Dall’epoca dell’indipendenza delle colonie, la costruzione di uno Stato si è basata sulle scienze moderne di provenienza occidentale, per cui il ruolo di intellettuali e scienziati è stato quello di trasferire la scienza, le arti e la letteratura dall’Occidente al resto del mondo, imponendo così un modello culturale per cui l’Occidente produce e il non-Occidente consuma. Si afferma oggi con forza sempre maggiore la necessità di rivedere i rapporti di forza tra soggetto e oggetto, tra un centro ricco che emana modelli culturali e politici e una periferia marginalizzata che li assorbe. Il Terzo Mondo è giunto a un grado di maturazione tale da emanciparsi dai condizionamenti della cultura occidentale, a favore di un processo di scambio equo e di movimento reciproco.
Se l’Orientalismo è sempre stata una disciplina che esprime le inclinazioni e le motivazioni profonde della coscienza europea, rivelando le passioni del soggetto più che descrivere l’oggetto, l’Occidentalismo raccoglie le istanze di rinnovamento, gettando nuova luce non solo sulle culture tradizionali, ma soprattutto sulle potenzialità creative di filosofi, artisti e scrittori contemporanei.