La teoria dell’evoluzione si avvia a compiere i suoi primi 150 anni e le origini della specie umana fanno oggi interamente parte di un quadro esplicativo di tipo evoluzionistico. Grazie a un’importante revisione epistemologica nei modelli evolutivi, oggi conveniamo che la specie umana ha avuto una storia naturale analoga a quella di molti suoi simili mammiferi, essendo figlia di un percorso ramificato, ricco di diversità e di svolte ambientali contingenti. Noi adesso siamo i soli rappresentanti della famiglia ominide su questo pianeta, ma le comparazioni genetiche fra sapiens e neanderthal e la recente scoperta del piccolo e sorprendente Homo floresiensis in Indonesia mostrano come fino a poco tempo fa esistessero altre specie simili alla nostra e come la solitudine di sapiens sia forse l’esito più di processi adattativi intricati che non di un progresso inevitabile. Di certo vi sono stati in passato molti modi di essere umani. Alcuni di essi sono sopravvissuti fino a poche migliaia di anni fa, ben adattati al loro ambiente, con capacità intellettuali, sociali e manipolative raffinate. Forse seppellivano occasionalmente i defunti, avevano un loro linguaggio, forse si ponevano domande sul mondo che li circondava. Noi adesso siamo rimasti l’unico esperimento umano sopravvissuto, per motivi del tutto naturali che la scienza continuerà a decifrare, ma la storia del cespuglio degli ominidi è una conquista di conoscenza che ci fa sempre più dubitare delle nostre pretese antropocentriche. Siamo una specie africana, come aveva già intuito Darwin, una specie giovane frutto dei meccanismi dell’evoluzione, ma capace ora di dominare gli ambienti naturali e di trasformare, grazie alla cultura e alla tecnologia, il proprio destino evolutivo.